Claudio Covato: «La scena più importante è quella in cui viviamo»

La musica come espressione delle proprie radici, il legame con la Sicilia e il desiderio di costruire qualcosa partendo dal luogo in cui si vive. Sono alcuni dei temi affrontati da Claudio Covato, ospite di una piacevole intervista all’interno della trasmissione “Tra Una Cosa E L’Altra” con Nicola e Vittorio, durante la quale ha raccontato il suo percorso artistico e il rapporto con la musica.

Al centro della conversazione il brano Siamo gli alberi, in particolare il verso «Esisteremo ad una nuova condizione, con una nuova dignità che mi dispensi dall’azione». Una frase che, per Claudio, rappresenta il desiderio di bastare a se stessi, proprio come un albero, capace di mettere radici nel proprio terreno e dare frutti senza dover cercare altrove ciò di cui ha bisogno.

Un’immagine che si lega profondamente anche alla sua scelta di vivere e fare musica in Sicilia. Se internet e i social hanno reso più semplice raggiungere il pubblico lontano, resta la difficoltà di partecipare fisicamente alle scene musicali di altre città. Ma Covato rivendica con convinzione la propria scelta: «La scena più importante è quella in cui viviamo». Da qui nasce anche il valore delle collaborazioni con musicisti e professionisti del territorio, come quelle realizzate a Modica.

Spazio anche al rapporto con il pubblico, che l’artista descrive come uno scambio umano e diretto, fatto di dialogo e condivisione. Una dimensione che supera le differenze geografiche: anche chi non comprende il siciliano può lasciarsi coinvolgere dalle sonorità e dalla musicalità della lingua.

Infine, Claudio ha parlato del sacrificio più grande legato alla sua professione: stare lontano dalla famiglia, dalla moglie e dal figlio di tre anni durante i periodi di tournée. Una scelta condivisa, affrontata insieme ai suoi affetti, che rappresentano il punto fermo della sua vita.

Un’intervista che restituisce il ritratto di un artista profondamente legato alla propria terra, consapevole delle difficoltà, ma determinato a costruire il proprio percorso senza rinunciare alle proprie radici.

Qui l’intervista

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